Storie del Ponente Ligure

Acqua alle corde! Aiga ae corde! Un grido che lega Sanremo e Roma

Vi piacerebbe sapere cos’hanno in comune l’obelisco di piazza San Pietro e la piazza più frequentata della movida sanremese? E cosa unisce un papa, un marinaio e un architetto?

Come? No, non è un indovinello, oggi voglio raccontarvi una storia vera che lega da secoli Roma alla città del Festival.

Il papa in questione è Sisto V, francescano e marchigiano, ricordato come uno dei più tosti della storia della Chiesa. In soli cinque anni di pontificato mise in riga i monarchi europei, riformò la Curia e cambiò faccia a Roma. 

Sisto si era messo in testa di spostare l’unico obelisco di Roma antica a non essere mai crollato, quello che Caligola aveva fatto portare dall’Egitto e sistemato nel circo di Nerone. Si trattava di muovere, ma soprattutto di innalzare, un bestione di granito alto 25 metri e pesante 350 tonnellate…

Il papa incaricò Domenico Fontana, architetto di fiducia e grande esperto di ingegneria.

La posta in gioco era alta per motivi che oggi definiremmo di immagine: se le cose fossero andate male, il prestigio di un pontefice così attivo e di carattere sarebbe crollato insieme all’obelisco. Secondo alcune versioni il Fontana fu addirittura minacciato. Un insuccesso lo avrebbe portato davanti al tribunale, col rischio di lasciarci la testa…

Tanto per alleggerire il clima, Sisto aveva fatto preparare una bella forca nei pressi della piazza e avvisato che chiunque avesse aperto bocca durante le operazioni di innalzamento sarebbe stato consegnato alle cure del boia. Come mai tanta severità?

Nel Cinquecento non esistevano radio trasmittenti o cellulari, Fontana doveva dirigere i lavori tramite “tecnici” che si servivano di segnali sonori molto precisi per coordinare ogni singola operazione. Voci o rumori esterni avrebbero potuto causare un disastro. Ma vediamo cosa successe in quel giorno pieno di tensioni…

Il 10 settembre 1586, nel più assoluto silenzio, l’obelisco arriva in piazza san Pietro. Tutto lo spazio è recintato. All’interno 800 operai e 140 cavalli, al di là delle transenne il pubblico. Fontana se ne sta su un palco rialzato a distribuire ordini, è teso, sa che ora viene il difficile.

Argani, carrucole, paranchi si mettono in moto. Il gigante di pietra si alza lento per raggiungere la sua posizione definitiva. Tutto sembra filare liscio, almeno all’inizio.

Ad un tratto qualcosa non torna. Si sentono rumori sinistri quando l’obelisco è ormai inclinato in un punto di non ritorno. Le enormi funi di canapa stanno per cedere!

Domenico Fontana sbianca. Un’occhiata verso la forca, un’occhiata al suo cavallo che potrebbe portarlo lontano. Forse pensa al lago di Lugano dove è nato, forse pensa che non lo rivedrà più.

E’ in quel momento che dal pubblico si alza un vocione in uno strano dialetto : “Aiga ae corde!” (acqua alle corde!)

Gli operai ci mettono un secondo a capire il senso, anche se non è una lingua conosciuta. Senza aspettare l’ordine dell’architetto prendono i secchi d’acqua per i cavalli e iniziano a bagnare le corde. Le fibre della canapa si gonfiano diventando più elastiche: l’obelisco viene tirato su!

Dopo pochi secondi due guardie mettono le mani sul coraggioso personaggio che ha trasgredito l’ordine del silenzio e lo portano davanti al papa. Il boia inizia di malavoglia ad annodare un cappio, fa caldo e sperava proprio di non dover lavorare, invece…

“Come ti chiami?” esclama il Pontefice tirando fuori una delle sue migliori espressioni da inquisitore.

” Il mio nome è Benedetto Bresca” risponde l’arrestato.

“E da dove vieni?”

” Vengo da Sanremo

“Come facevi a sapere che l’acqua avrebbe salvato le funi?”

” Sono cresciuto in mezzo alle cime Santità, comando una nave”

Tutta la piazza è immobile in attesa della decisione del Papa.

“Ho stabilito che durante i lavori tutti dovevano stare in silenzio e tu non hai obbedito, sai qual’è la pena per chi trasgredisce i miei ordini?”

Benedetto Bresca si limita ad abbassare lo sguardo, non risponde ma è tranquillo. Ha imparato a conoscere le persone, ne ha viste così tante girando per i mari. Gli occhi del Pontefice mostrano una gratitudine che contrasta con le parole. 

Alla fine Sisto V non solo rispiarmiò la vita di Benedetto Bresca, ma lo ringraziò per la sua prontezza e gli domandò cosa volesse in cambio.

Il marinaio chiese che la sua famiglia e la sua Sanremo fornissero per sempre al Vaticano le palme usate durante Settimana Santa.

Questa tradizione, pensate, resiste ancora oggi.

L’espressione “acqua alle corde” diventò un modo di dire per descrivere una decisione rischiosa presa con risolutezza.

Oggi piazza Bresca è il centro dell’antica Sanremo marinara e di sera si anima di locali. La prossima volta che prenderete un aperitivo in piazza Bresca o, perché no, nel vostro prossimo viaggio a Roma, fate un pensiero al capitano Benedetto.

Spero che questa antica storia vi sia piaciuta, la Liguria è davvero ricca di curiosità da raccontare.

Un caro saluto e a risentirci presto per il prossimo articolo. Se non lo avete ancora fatto, scaricate il vostro omaggio di benvenuto in questa pagina

Buona Liguria e… acqua alle corde!

 

 

Acqua alle corde! Aiga ae corde! Un grido che lega Sanremo e Roma ultima modifica: 2018-10-02T15:11:46+00:00 da Alberto Berruti