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San Giorgio di Campochiesa: cosa ci fanno Dante e Virgilio ad Albenga?

La bocca sollevò dal fiero pasto 
quel peccator, forbendola a’ capelli 
del capo ch’elli avea di retro guasto.

(Dante Alighieri)

San Giorgio di Campochiesa è un altro piccolo tesoro nascosto del Ponente Ligure.

Dall’esterno si fa ammirare per il profilo sobrio ed elegante, impreziosito da un bel campanile in pietra. Una volta varcata la soglia ci stupiscono le numerose tracce di una ricchissima decorazione, con un affresco in particolare che lascia senza parole.

Nei primissimi secoli del Cristianesimo era una semplice cappella eretta sull’antica via romana Julia Augusta. Si pensa che la costruzione risalga addirittura al VI secolo.

In quel periodo Albenga era sotto l’influenza dell’Impero Bizantino, la dedica al santo uccisore di draghi, molto venerato a Bisanzio, potrebbe essere un indizio a conferma di questa datazione.

San Giorgio divenne poi priorato benedettino, dipendente dal monastero che si trovava sull’isola Gallinara, e parrocchia di molti nuclei abitati della piana di Albenga. Secondo Nino Lamboglia ricoprì per un certo periodo anche il ruolo di ospizio per i Cavalieri Templari.

La chiesa nel suo aspetto attuale è a tre navate, dotata di un campanile movimentato da finestre monofore e bifore. Le parti romaniche risalgono al XII secolo; nel XIV secolo la struttura venne ingrandita utilizzando elementi dell’architettura gotica.

I due stili sono molto diversi a livello concettuale, ma in Italia si fondono spesso in maniera sorprendente. 

Nel Seicento i paesi dei dintorni si spopolarono e la sede della parrocchia venne spostata in un’altra chiesa più vicina alle abitazioni di Campochiesa, uno dei pochi nuclei a rimanere abitato. San Giorgio perse importanza rimanendo la cappella del cimitero.

La situazione si aggravò nel 1887, quando un terribile terremoto fece crollare sia la navata destra che il campanile.

La sorte di San Giorgio sembrava segnata, ma non si poteva lasciare alla rovina un luogo così importante per la comunità ingauna e per l’intera Liguria. Tra il 1935 e il 1936 finalmente si procedette al restauro, ricostruendo il campanile e la navata con il recupero del materiale originale crollato.

Oggi San Giorgio ha ritrovato il suo ruolo centrale grazie anche alla vitalità delle vicine nuove opere parrocchiali

Come dite? Siete curiosi di sapere di Dante e Virgilio?

Come vi dicevo, l’interno della chiesa conserva tracce importanti di antichi affreschi risalenti a epoche diverse. Il più interessante è quello che decora l’abside maggiore, un Giudizio Universale del 1446.

Questo tema è molto diffuso nel Ponente Ligure, raffigurato in opere d’arte molto animate, vive, che toccano temi sempre attuali come la vita e la morte, il bene e il male. Uno strumento potentissimo per ricordare ai fedeli cosa dovevano aspettarsi seguendo la via del peccato.

La figura centrale è Michele, l’angelo guerriero che pesa le anime dei risorti. Sopra di lui il Cristo, raffigurato nella mandorla, assiste alla scena circondato dai santi. Chi passa l’esame di Michele andrà in paradiso, gli altri verranno gettati nella tremenda buca infernale. 

Qui come al solito i pittori sono molto espliciti e raffigurano i dannati straziati nei peggiori modi dai diavoli. Ogni sezione è segnata con una scritta che ci dice il peccato dei dannati, la pena è sempre in qualche modo collegata ad esso. Gli avari ad esempio finiscono a dover ingurgitare una sgradevole bevanda a base di oro fuso…

Ritroviamo Dante e Virgilio proprio qui, nel girone dei traditori.

Il sommo poeta osserva sconvolto una scena terrificante; Virgilio, la sua guida, sembra volerlo consolare o addirittura portare via. Poco più in basso, in una fossa infuocata, il conte Ugolino della Gherardesca che ha ormai perso la sua umanità e assomiglia ai diavoli torturatori, rosicchia il cranio dell’uomo che lo ha tradito, il vescovo Ruggeri degli Ubaldini.

La storia del conte Ugolino è forse la più straziante di tutta la Divina Commedia. Di nobile famiglia pisana, riuscì a prendere il controllo della città nel bel mezzo delle lotte tra guelfi e ghibellini. La fortuna gli voltò però presto le spalle: il suo alleato, l’arcivescovo Ruggeri, lo tradì e fece rinchiudere in una torre. Qui morì di fame insieme ai sui figli e nipoti. La sua leggenda nera vuole che prima di morire di fame si sia cibato dei consanguinei.

Non è difficile trovare elementi della Divina Commedia nei Giudizi Universali, Dante era già considerato un genio allora e la sua opera non andava contro la narrazione della Chiesa, anzi. E’ però davvero molto raro trovare in Liguria, soprattutto a Ponente, riferimenti così diretti a Dante come quelli di Campochiesa.

Vi invito ad andare a vedere con i vostri occhi questo luogo così interessante e pieno di storie da raccontare.

A me non resta che darvi appuntamento al prossimo tesoro del Ponente Ligure, se non avete ancora scaricato l’ebook gratuito di benvenuto potete farlo su questa pagina.

A presto e naturalmente Buona Liguria!

Come raggiungere San Giorgio di Campochiesa

Uscire dall’Autostrada dei fiori al casello di Albenga. Seguire le indicazioni per il centro città e poi per Ceriale-Savona. Una volta raggiunta la via Aurelia (lungo rettilineo) prestare attenzione poco dopo l’ingresso nel comune di Ceriale alla deviazione sulla sinistra per la chiesa.

 

San Giorgio di Campochiesa: cosa ci fanno Dante e Virgilio ad Albenga? ultima modifica: 2018-07-29T15:45:44+00:00 da Alberto Berruti