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Gli scavi di Costa Balenae a Riva Ligure: il Ponente tra Roma e Bisanzio

Un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più lei diventa vecchia, più lui s’interessa a lei.

(Agatha Christie)

L’area di Costa Balenae, nei pressi di Capo Don, è un sito archeologico situato nel territorio del Comune di Riva Ligure. Gli studiosi lo considerano uno dei più importanti e misteriosi della Liguria.

Da alcuni anni, in estate, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, con la collaborazione dell’Università di Aix Marseille, prosegue gli scavi che producono risultati sempre più interessanti.

Oltre che un luogo fondamentale per la ricerca, la zona archeologica di Costa Balenae potrebbe diventare in un prossimo futuro una grande attrazione turistica, come dimostra il gran numero di persone che partecipa alle aperture straordinarie al pubblico e alle conferenze.

Ma cosa c’è di tanto interessante a Costa Balenae?

La località viene riportata per la prima volta come Costa Bellene nella Tavola Peutingeriana. Su questo prezioso manoscritto del XIII secolo, basato su antiche carte imperiali romane, sono segnate le città e le mansiones, stazioni di posta dove era possibile pernottare. 

Il termine Bellene potrebbe essere collegato a Belenus, uno degli dei più importante del pantheon ligure.

Nel I secolo d.C., dopo decenni di battaglie durissime con le popolazioni celto-liguri, i Romani controllavano la linea della costa. La fine delle ostilità rese così possibile la costruzione di diverse ville rurali in prossimità della via Julia Augusta, che passava vicino al mare. Intorno a queste residenze si crearono nel tempo attività agricole, commerciali e di servizio.

La villa di Costa Balenae era più importante di altre proprio perché forniva i servizi di una mansio.

Fino al secolo scorso non era per niente una buona idea viaggiare di notte, se non per estrema necessità. Fuori dalle città mancava l’illuminazione e non era difficile finire derubati, o con la gola tagliata. Al tramonto i viaggiatori si fermavano quindi nelle mansiones per rifocillarsi, aspettare l’alba e poter proseguire il cammino.

Quasi certamente la mansio di Costa Balenae aveva un piccolo approdo alla foce del torrente Argentina da dove partivano itinerari commerciali attraverso la vallata, verso l’attuale Piemonte. Non ne sono ancora state trovate tracce, ma alcune testimonianze scritte del passato ricordano la presenza di antichi anelli in ferro per l’ormeggio delle barche.

Le prime parti della villa vennero alla luce nell’Ottocento, in occasione dell’ampliamento della strada litoranea. Purtroppo la limitata sensibilità dell’epoca causò gravissimi danni. Grazie a un religioso di Taggia, il canonico Lotti, abbiamo almeno alcuni resoconti molto preziosi per gli archeologi su ciò che veniva trovato durante i lavori. Lo scarso interesse delle autorità rese possibile per decenni il trafugamento di marmi e mosaici preziosi. 

Negli anni Trenta del Novecento il grande archeologo Nino Lamboglia cominciò una campagna di scavi approfondita, scoprendo una preziosa vasca ottagonale. Subito pensò a un manufatto termale romano, ma si rese ben presto conto di avere davanti un fonte battesimale e quindi una chiesa paleocristiana di grande importanza. Furono individuati anche i primi sarcofagi.

Per un’altra campagna di scavi importante si dovettero purtroppo attendere gli anni Ottanta, quando venne lentamente alla luce il perimetro di un’enorme chiesa lunga trenta metri: un ritrovamento relativamente normale in un contesto cittadino, estremamente raro in una zona rurale. Anche in questa occasione si scoprirono un numero elevato di sepolture di diverse tipologie.

La parte di scavo per ora più interessante è il nartece della chiesa, lo spazio tra il retro della facciata e l’inizio delle navate, dove è inserito il fonte battesimale ottagonale.

Qui sono state trovate le sepolture più ricche, quelle a sarcofago scolpite nella caratteristica pietra calcarea “del Finale”. Essere sepolti in questa parte delle chiese paleocristiane era infatti segno di status elevato in un periodo in cui il Battesimo era il sacramento fondamentale che segnava l’entrata nella comunità cristiana.

In questa zona è stata anche recuperata una commovente lapide con un’iscrizione, in parte in versi, dedicata dal marito Acilius alla nobile moglie Maria morta a soli 17 anni.

I sarcofagi proseguono, mischiati ad altri tipi di sepolture, verso il muro della navata a nord. Quasi sicuramente esiste almeno un altro livello sotterraneo di tumulazioni. 

Oltre al nartece si nota perfettamente il perimetro della navata centrale e di quella settentrionale, la via Aurelia ha invece cancellato la navata verso il mare. A est si possono vedere i muri di tre absidi che testimonierebbero il progressivo ridimensionamento della chiesa nei secoli. 

L’ingresso stranamente era a nord e non a ovest. Sul lato occidentale sono state infatti trovate parti della villa romana ancora da scavare, proprio davanti a quella che avrebbe dovuto essere l’entrata della chiesa. Forse vennero riutilizzate come locali di preparazione al rituale complesso del Battesimo, preferendo tenere a nord, dove passava la strada, l’ingresso. Proprio verso la strada antica sono stati rinvenuti i resti delle botteghe di servizio alla mansio.

Ma quali sono, quindi,le ipotesi su questo misterioso luogo di culto apparentemente fuori contesto?

Probabilmente la chiesa di Costa Balenae era un centro di evangelizzazione fatto costruire dai primi vescovi di Albenga, un polo che copriva una zona molto ampia sia verso la costa che verso l’entroterra. Sicuramente il Vescovo veniva qui per officiare il Battesimo, unico nella diocesi ad averne diritto.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente la costa ligure entrò a far parte dell’Impero Bizantino e sotto Costanzo I la città più importante del Ponente Ligure era proprio Albenga. La zona di Costa Balenae diventò forse anche l’anello di congiunzione tra l’antica città degli Ingauni e la fortezza bizantina di Campo Marzio, tra Taggia e Badalucco, che per alcuni potrebbe essere addirittura il limes (confine) nord occidentale dell’Impero Bizantino.

Nei secoli successivi al periodo bizantino il sito perse la sua centralità per la pericolosità della zona ormai infestata dai pirati. Forse divenne lentamente dipendenza di un monastero benedettino posto sulla vicina collina chiamata “grangia”, nome tipico delle zone dove operava questo ordine. 

Comunque sia, come scrive lo storico Alessandro Giacobbe, Costa Balenae è una vicenda appassionante a cui mancano ancora molti tasselli. Ci sono davvero ancora tante pagine da scrivere e diverse ipotesi da confermare. Ma il bello in fondo è proprio questo.

Nell’attesa che il sito venga aperto al pubblico, potrete avere un’assaggio della sua importanza visitando il museo al piano terra del Comune di Riva Ligure.

Spero che questo tuffo nel passato vi sia piaciuto, condividete pure l’articolo come meglio credete.

Prima di salutarvi vi ricordo che potete scaricare una copia della piccola guida gratuita su questa pagina.

Ci sentiamo al prossimo tesoro del Ponente, buona Liguria!

 

 

Gli scavi di Costa Balenae a Riva Ligure: il Ponente tra Roma e Bisanzio ultima modifica: 2018-07-22T11:08:38+00:00 da Alberto Berruti