Luoghi da visitare

Il Museo dell’Olivo a Imperia

Il tempo che si rinfresca ed il mare che si increspa, 
Tutto mi dice che l’inverno è arrivato per me 
E che bisogna, senza indugio, raccogliere le mie olive, 
E offrirne l’olio vergine all’altare del buon Dio.

Frédéric Mistral

L’olivo, i suoi doni, la terra che l’uomo ha modificato per coltivarlo. Per capire davvero la Liguria bisogna conoscere questo albero, così centrale nella cultura dei popoli del Mediterraneo. Uno dei modi migliori per farlo è visitare l’esposizione che la famiglia Carli gli ha dedicato, il Museo dell’Olivo di Imperia. Andiamo a scoprirlo insieme.

Carlo Carli era un industriale vecchio stampo. Di quelli che il profitto conta ma non è l’unica cosa. Di quelli che quando vengono a mancare si ferma una città intera. Fu proprio lui, nel 1992, a volere che gli oggetti legati all’olivo raccolti negli anni dalla sua famiglia venissero esposti al pubblico in un museo.

Una celebrazione dell’albero che amava e che aveva fatto conoscere la sua azienda in tutto il mondo. Ma anche l’omaggio a un altro suo grande amore, il territorio della provincia di Imperia.

La deliziosa palazzina liberty degli anni Trenta che aveva ospitato per tanti anni la ditta Fratelli Carli divenne così la sede del Museo dell’Olivo di Imperia. Negli anni il museo si è ingrandito, si è abbellito, si è soprattutto proiettato nel futuro. Ma è rimasto fortemente legato alla passione del fondatore e dei suoi familiari. 

Passione che emerge dalla ricchezza degli oggetti esposti e dalla cura dei dettagli.

La collezione archeologica, ad esempio, è unica nel suo genere: la sua importanza è riconosciuta a livello mondiale. Sono presenti ceramiche che arrivano a toccare, pensate, il VI secolo avanti Cristo…

Anche la serie degli argenti è composta da pezzi rarissimi, frutto della maestria di artigiani di tutta Europa e capolavori assoluti della lavorazione di questo prezioso materiale.

Gli allestimenti sono moderni e coinvolgenti. Se pensate che un museo sia un luogo noioso o antiquato, venite a visitare questo e cambierete subito idea. 

Gli esterni

I visitatori vengono accolti da un ampio parcheggio da cui si accede a un giardino curatissimo. Qui troviamo i primi oggetti che ci catapultano nel mondo della produzione dell’olio di oliva.

Un’imponente frantoio spagnolo del Seicento, dotato di un’enorme pressa, colpisce immediatamente la nostra attenzione. Il frantoio ligure sulla destra risale invece all’Ottocento: la macina veniva fatta girare da un asino e la pressa azionata dall’uomo. Molto particolare, sul lato opposto, un frantoio spagnolo con le macine a cono, che grazie a questa forma spingevano la pasta delle olive spremute verso l’esterno. 

Nel giardino troviamo anche due splendidi olivi millenari originari del sud Italia, oltre a una serie di antiche giare di diverse forme, provenienti da vari paesi del Mediterraneo. La giara era il recipiente tipico per la conservazione di grandi quantità di olio, per il trasporto ne venivano utilizzati altri che vedremo più avanti.

Dallo spazio esterno è anche possibile osservare direttamente l’interno dell’attuale frantoio della ditta Fratelli Carli.

L’ingresso del Museo dell’Olivo di Imperia è impreziosito da una splendida vetrata disegnata dal famoso illustratore Silvio Talman. Al centro domina il logo secolare della ditta: la bimba, ovviamente ligure, che versa olio dalla damigiana. Sembra di entrare nella cattedrale dell’olivo.

La collezione è organizzata in ben diciotto spazi tematici. Le raffinate tecniche espositive, la multimedialità, l’attenzione al comfort del visitatore rendono il museo Carli estremamente piacevole da vivere.

Vi consiglio assolutamente di noleggiare le audioguide fornite alla reception.

Le sale

1 – STORIA DELL’OLIVO. Il museo inizia con un reperto sorprendente. Avete mai visto il tronco fossile di un olivo selvatico di 12 milioni di anni fa? Una voce narrante ci illustra le origini del protagonista del museo e l’inizio dei suoi rapporti con l’uomo attraverso manufatti di diverse epoche. 

2 – BOTANICA E OLIVICOLTURA. Attraverso le ricostruzioni, gli attrezzi di un tempo e un filmato si entra nel vivo della coltivazione e delle caratteristiche botaniche dell’olivo, con un occhio al passato. Uno splendido oliveto pensile contiene alcune varietà dell’albero, tra le quali un curioso bonsai di olivo.

3 – I DONI DELL’OLIVO. Pezzi rari e curiosi ci mostrano i più svariati utilizzi che l’uomo ha fatto di questo albero e del suo frutto per mangiare, curarsi, illuminare, scaldare. Troviamo addirittura il kit da palestra del lottatore greco e un particolare lume in cui l’olio serviva anche a misurare il tempo!

4 – IL VIAGGIO DELL’OLIO E DELL’OLIVO. Preziosi reperti e pannelli esplicativi raccontano le modalità della diffusione dell’olivo e dei suoi frutti in tutto il Mediterraneo. Qui vengono presentati le rotte, le navi, i recipienti usati per il trasporto dell’olio attraverso l’intero bacino del mare nostrum. Nei prossimi spazi vedremo analizzate le tappe più importanti.

5 – L’ORIENTE, L’INIZIO DEL VIAGGIO. Particolari vasi in pietra e pasta di vetro testimoniano l’origine mediorientale dell’olivo. I mercanti fenici sono considerati tra i più abili navigatori del mondo antico e una delle merci più scambiate era proprio l’olio. Alcuni dei recipienti esposti possiedono colori vivissimi, che ci stupiscono per la loro resistenza al tempo.

6 – LA GRECIA, LA TERRA DEGLI OLIVI SACRI. Il mondo ellenico è una tappa fondamentale nella diffusione dell’olivo. Qui si carica di significati e simbologie religiose, ma anche sociali, molto forti. L’olivo era sacro agli Dei e gli atleti che vincevano le Olimpiadi venivano incoronati con i suoi ramoscelli. Danneggiare un albero di olivo, in certi casi, era punibile con la morte…

7 – L’ITALIA. Eccoci qua. L’olivo arriva finalmente sulle nostre coste portato dai mercanti mediorientali, per poi diventare una coltura tipicamente italiana grazie ai coloni della Magna Grecia. Dal sud Italia si diffonderà in tutta la penisola fino alla nostra provincia, raggiungendo in seguito anche latitudini più alte, come la zona del Garda. 

8 – LA SPAGNA. FINE DEL VIAGGIO ALLE COLONNE D’ERCOLE. Il viaggio dell’olivo nel Mediterraneo termina nella penisola iberica. Un tempo la Spagna era molto ricca di metalli preziosi e l’olio serviva come merce di scambio. Poi divenne essa stessa una grande produttrice di olio.

Il commercio molto intenso di Roma con la Spagna nasconde una curiosità. Avete presente il monte Testaccio nel bel mezzo della capitale? In realtà è una discarica a cielo aperto formata da cocci di contenitori da olio provenienti dalla penisola iberica, che accumulandosi nei secoli hanno formato una collina! 

9 – OLIO PER LA BELLEZZA. Si torna a parlare degli usi dell’olio affrontando il tema della bellezza e della cura del corpo, soprattutto al femminile. La maggior parte degli unguenti profumati, saponi, creme dell’antichità era formata da miscele di diversi ingredienti dove un ruolo da protagonista era giocato proprio dall’olio di oliva. I contenitori esposti sono di una raffinatezza davvero unica. Un vasetto egiziano in diorite usato per gli unguenti risale addirittura all’Antico Regno, tra il 2000 e il 3000 avanti Cristo!

10 – LA NOSTRA LIGURIA. In questo spazio si capisce davvero il legame tra olivo e territorio ligure. E’ stata riprodotta infatti la classica “fascia” alla base dell’incredibile sistema di terrazzamenti con cui i liguri modificarono le colline per rendere possibile la coltivazione dell’olivo. Molto significativa la presenza di un pilone votivo dedicato alla Madonna, che veniva sempre eretto quando si creava un oliveto.

Una bella foto del porto di Oneglia ci ricorda com’era l’ambiente dello scalo adibito al trasporto. In mezzo, nell’espositore rotante, ammiriamo una serie di coloratissime latte da olio di tutto il mondo, veri e propri oggetti di design.

11 – LA DIETA MEDITERRANEA. L’olio d’oliva previene le malattie cardiovascolari e alcuni tumori. Alla fine del secolo scorso alcuni studi americani dimostrarono scientificamente i benefici della dieta mediterranea, basata su questo alimento dalle proprietà davvero uniche. Un breve filmato ci mostra gli aspetti nutrizionali che hanno determinato il successo dell’olio d’oliva negli ultimi decenni.

12 – FRANTOIO A TRAZIONE ANIMALE, IL “GUMBU”. Una delle ricostruzioni più riuscite del museo mostra il funzionamento del frantoio “a sangue”, quello cioè mosso da un animale, di solito un asino. La macina riduceva le olive in una pasta raccolta e sistemata su particolari dischi in fibra vegetale. Questi venivano impilati sotto una pressa e spremuti per far fuoriuscire l’olio. Un sistema semplice ma geniale che venne utilizzato per secoli.

13 – LA PRODUZIONE DELL’OLIO. Dall’antico gumbu, grazie soprattutto ai progressi nella metallurgia, si passò via via a macchinari più  complessi, sia per la produzione che  per la misurazione delle quantità. L’olio di oliva è sempre stato considerato un alimento ricco e importante, quindi sottoposto a norme molto severe per la tutela della sua qualità. 

14 – FRANTOIO A TRAZIONE IDRAULICA. Un’altra suggestiva ricostruzione riproduce la meccanica complessa del frantoio ad acqua. Dove scorrevano i torrenti, si cercava di sfruttarne l’energia attraverso piccoli capolavori di ingegneria che dimostrano quanto sale in zucca avessero i nostri antenati, nonostante una permanenza a scuola limitata o quasi nulla.

15 – IL COMMERCIO OLEARIO. Barili, giare, contenitori e bilance curiose, perfino una misura genovese in pietra. Qui troviamo tutto ciò che aveva a che fare con la conservazione, lo stoccaggio e il trasporto dell’olio. Le navi che partivano da Oneglia per raggiungere i porti di tutto il mondo rappresentano con forza le due anime della Liguria: la terra e il mare

16 – RICOSTRUZIONE DI UNA STIVA DI NAVE ROMANA. La tradizione del trasporto via mare è stata sicuramente appresa dai mercanti fenici, greci, romani. Il museo continua a stupirci per originalità con la ricostruzione della stiva di una nave oneraria romana. Se la giara è sempre stato il recipiente più usato per la conservazione, con la sua forma tondeggiante e stabile, l’anfora era quello ritenuto più idoneo al trasporto dell’olio. Più leggera e di forma più allungata, si prestava meglio a essere stivata.

17 – L’OLIVO ALBERO DIVINO. Non poteva mancare una sala dedicata all’aspetto sacrale dell’olivo e dell’olio. Sia nelle religioni più antiche, in particolare quella greco-romana, sia nelle religioni monoteiste, l’olio ha sempre assunto una dimensione fortemente legata al divino. I rituali basati sull’unzione con misture di olio d’oliva e balsami sono comuni a tutti i popoli del Mediterraneo. Lo stesso termine Cristo non è un nome ma un aggettivo che significa “unto”.

18 – LE COLLEZIONI DELLA FAMIGLIA CARLI. L’ultima sala chiude il percorso con una serie di lumi e oliere della collezione Carli che hanno il La all’idea del Museo. L’uso alimentare e quello per illuminazione sono gli aspetti più chiari del legame tra l’uomo e l’olivo. Sono presenti pezzi incredibilmente preziosi che sottolineano ancora una volta l’importanza di questo oro liquido per la storia dell’umanità, chiudendo perfettamente la visita.

Un museo per tutti

La modernità del Museo dell’Olivo di Imperia è testimoniata anche dalla presenza di un percorso per i non vedenti, che in varie sale hanno la possibilità di un esperienza tattile davvero interessante attraverso materiali molto diversi tra loro. Potranno toccare il freddo lume a olio in ghisa dell’Ottocento, il candelabro in legno d’olivo del Seicento, le varie parti dell’antica fascia ligure e del frantoio a sangue, le giare e la misura da olio in pietra. 

Grande attenzione viene riservata anche ai più piccoli con l’organizzazione di molte attività.

All’ingresso del Museo avranno ad esempio la possibilità di essere coinvolti in un’appassionante caccia al tesoro. Grazie a una mappa potranno cercare antichi reperti e alla fine riceveranno l’attestato di “Nobile Cavaliere del Museo dell’Olivo” da appendere nella loro cameretta. Ma non è finita qui.

Per i bimbi è stato creato anche un particolare laboratorio, il laboratOLIO. Seguendo la sagoma del professor Olivio, una sorta di Einstein in chiave olivicola, potranno scoprire il mondo dell’olio d’oliva imparando a conoscerlo in modo divertente, attraverso la vista, l’olfatto e il gusto. Alla fine diventeranno dei provetti Maestri d’Olio.

Anche per i più grandi le attività non mancano.

Oltre al museo è infatti possibile visitare lo stabilimento della ditta Carli e il frantoio moderno, partecipare a degustazioni o aperitivi e ovviamente per chi è interessato servirsi all’emporio. Una proposta molto interessante è quella dei corsi di cucina, che vengono organizzati periodicamente. Spesso questi eventi vedono il coinvolgimento di chef di fama mondiale come Davide Oldani

Credo di avervi detto davvero tutto.

Il Museo dell’Olivo di Imperia è una tappa obbligata per i turisti ma dovrebbe diventarlo anche per i liguri. Consumo da 40 anni olio d’oliva ma sapevo forse la metà delle cose che ho imparato qui.

Questo posto potrebbe quindi diventare un punto di riferimento per le scuole e per tutti quei genitori che vogliono educare i figli alla cultura del territorio.

Per tutte le informazioni utili a organizzare la vostra visita potete andare qui.

Non mi resta che salutarvi, se non l’avete ancora fatto scaricate l’ebook omaggio di benvenuto al sito e, mi raccomando, condividete questo articolo come meglio credete.

Buona Liguria a tutti!

 

 

Il Museo dell’Olivo a Imperia ultima modifica: 2017-09-11T15:38:30+00:00 da Alberto Berruti